Ghost Rider, come a dire Silver Hipster


C’è stato un tempo, nei fantastici ’60, in cui a Stan Lee bastava incrociare un nome e un aggettivo per ottenere un personaggio fantastico. Ghost rider è il tipico esempio di questa cosa. Silver surfer per dire, è l’altro. Che poi alla Marvel dovevano averci l’argento, alla DC comics il verde.

insomma ghost rider è la trasposizione del cavaliere senza testa, quello di sleepy hollow, per dire, in chiave moderna, come pilota stunt (di quelli che saltano gli autobus, per dire) su una motocicletta. Puro genio.

solo che.

Solo che oltre a pestare come un fabbro ha il potere dello sguardo di penitenza, che di base anche se allora non avevano ancora inventato youtube risponde al vecchio adagio “what is seen can’t be unseen”.

Una roba che nei fumetti ci stà, nei film risulta sempre come quelle trasformazioni dei robot giapponesi della nostra infanzia, dove i cattivi rimanevano a guardare ammirati la prodezza tecnica e non pensavano (quasi mai) di approfittare del momento.

Ad ogni modo il secondo film, fatto dai superbi Neveldine e Taylor (Crank, Gamer) merita una visione leggera, per un rapido divertimento.

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