Only God forgives. but only the first time


onlygod

visto solo Dio perdona, del solito cineasta ermetico

Nicolas Winding Refn

con il solito attorone monoespressivo

Ryan Gosling

ora, una volta qui era tutto ineditato, ora invece sono tutti SPOILER.

capito? evitare se non lo si è ancora visto. o se lo si vuole vedere.

 

il film intanto viene venduto in maniera falsa. Siccome Drive ha avuto il suo bel successo ed è diventato un piccolo culto anche qui uno si aspetta la storia del solitario maledetto e silenzioso, distrutto dagli eventi e comunque capace di dominare il mondo e la violenza. A pensarci probabilmente è questo attingere a piene mani dall’immaginario western che ha fatto di drive un film così riuscito.

Solo Dio perdona invece è una storiaccia dove il riscatto sembra sempre dietro l’angolo e invece no, mai, ciao. il film racconta di una lineare discesa all’inferno innescata dal fratello maggiore di Gosling, personaggio odioso dal primo secondo che muore praticamente subito, lasciando dietro di sè l’incombenza di una vendetta che diventa tragedia greca molto presto.

La fotografia del film è splendida, e gioca tutta sul rosso e verde, cosa strana per me abituato ai filmacci americani dove è tutto giallo e blu.

la regia si ferma ipnotizzata in lunghe scene che comunicano benissimo l’inquietudine e l’attesa che qualcosa di terribile succeda, ma forse se uno è appena meno che coinvolto il trucco non funziona e il film diventa polpettone molto presto.

Gosling ripete per certi versi il personaggio di Drive. Ma mentre lì erano i comprimari a descriverlo, a farcelo percepire come buono, come spostato, come amorevole o preoccupato qui la stessa maschera non svela nulla del personaggio che la indossa. la maschera è una difesa dalle interazioni con gli altri personaggi che il protagonista incontra. c’è un rivolgimento all’interno di sè stesso che giustifica il modo in cui il finale ridimensiona il personaggio, che si rivela essere un povero coglione perso nel mondo delle sue fantasie.

buona kristine scott thomas in versione cougar e madre sciagurata che ti fa venire 3 edipi diversi solo con una frase.

insomma un film molto denso se si ha voglia di riempire i vuoti lasciati dal regista coi suoi tempi dilatati, come si fa coi libri quando si costruiscono i pensieri paralleli alla lettura, si immaginano le situazioni e le facce in modo visivo.

alla fine la dedica a jodorowski, e quindi lì cosa vuoi fare, dici scusa non avevo capito e ti ritorna in mente el topo, coi suoi topoi western sventrati e ripiegati su di loro.

 

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