Sandman Overture


è un fumetto bellissimo. è strano riprendere in mano un personaggio dopo 10 anni e scoprire che il suo autore non ha perso niente dello smalto, del fascino, della capacità di emozionarti che aveva quando tu eri un altro te stesso più giovane.
è tornare per un paio d’ore al 1997, all’università, riportare in vita qualcosa di molto morto, troppo sepolto.

Grazie Neil Gaiman, Grazie JH Williams III

sandmanover

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della giovinezza che manca, se c’è non si capisce, ma alla fine signora mia si stava meglio quando si stava peggio.


Ieri sera mi sono lasciato convincere ad andare a vedere Youth di Sorrentino. Avevo il terribile sospetto, fin dal poster con culo in primo piano che il film si piazzasse nella categoria pallalcazzo. Quindi ve lo dico che partivo con almeno un po’ di prevenzione. Tutto sommato poca, e comunque il film ha una sua identità e molti elementi positivi. Ma a me non è piaciuto.

Sarete tutti lì che pendete dalla mia tastiera per sapere cosa e come e perchè, quindi io ve lo dico che spoilero, poi sono problemi vostri.

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youth

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youth è un film estremamente estetizzante. con ciò intendo che Sorrentino ha fatto una scelta consapevole di mettere dei momenti all’interno del film in cui indugia su cose completamente scollegate non solo con la narrativa principale del film, ma anche con l’atmosfera generale. ci sta per qualche secondo, poi cambia su un’altra cosa scollegata. Dopo un minuto buono si ricorda che ha un film da finire, però a me ha dato fastidio.

Le prove d’attore mi hanno convinto tutte, tranne purtroppo quella di sir Michael Caine. Questo signor attore interpreta il vecchio, cioè uno che si veste al mattino e fa il vecchio. tra l’altro essendo vecchio di suo non fa proprio fatica. Oltretutto gli hanno detto fai il vecchio privo di emozioni. Immaginatevi lo sforzo recitativo di Michael Caine. Ha solo una scena dove si incazza, ripresa per metà di spalle, dove l’emotività la da Rachel Weisz che piange. Capisco il discorso di fare di Caine il tramite per lo spettatore, una sorta di alter ego, tra l’altro giocando sul fatto che di solito un personaggio del genere lo si fa fare ad un bambino. Scelta intelligente. Ma recitazione zero.

Ora gli altri attori ci provano e la maggior parte delle volte ci riescono, a dare vita ad alcuni dei dialoghi più forzati scritti negli ultimi anni. Nella prima mezzora si va ben oltre il teatrale, s’è nel campo della recitazione sperimentale. Se il film fosse tutto così uno pensa pallalcazzo tutto il film, ma almeno è coerente. Poi però mi metti delle scenette comico grottesche e degli scambi più umani e appare abbastanza chiaro che la cosa non era fatta apposta. E quindi anche qui si va nel campo delle cose non tanto salvabili.

C’è poi il problema dell'”omaggio” a grand budapest hotel di Wes Anderson. Nel senso che se fai un film ambientato in una sorta di casa di riposo-spa sui monti, ed abusi di prospettive centrali e movimenti lineari, il dubbio che tu stia cercando di fare la tua versione un po’ ti viene a te spettatore. La fotografia molto buona e sicuramente non pastellosa aiuta però a distinguere e a rimarcare una sorta di onirismo in questo film di Sorrentino rispetto alla favola di Anderson. In ciò però Sorrentino si perde nei raccordi tra i movimenti, e sembra quasi non curarsene se non in quelle sequenze estetizzanti che dicevo prima.

In realtà in termini di temi e atmosfera generale mi ha ricordato di più questo film qua, dove si parlava dei sanatori americani di inizio secolo scorso.

Capito il tipo di esperimento, ovvero la riproposizione della piccola comunità chiusa dove le cose succedono anche e soprattutto per la sua chiusura, un problema di Youth mi è sembrato essere che non succede un cazzo. La gente si parla addosso tantissimo, con dialoghi che sembrano in realtà monologhi tra sordi (e che quando non lo sembrano però danno belle soddisfazioni). ad un certo punto il nonno Michael Caine (compositore in pensione) sente uno sgraziato violino tra le camere dell’albergo. Perchè trascinare questa sottotrama per un quarto d’ora? boh. Miss universo arriva all’albergo-casa di cura-spa e lancia una frecciatina e fa vedere il culo. Jane fonda arriva e pianta 5 minuti di recitazione asciutta truccata come la tipa di brazil. Una bimba lascia un duraturo memento sulla sua utilità all’attore bravissimo ma insoddisfatto. Tutti piccoli momenti belli, inseriti in un canovaccio di niente che non li contestualizza. Non c’è una ricerca di qualcosa, ma solo il vagare smarrito alla ricerca di significati che forse arrivano e forse no, e questo toglie spinta al film, e mostra gli artifici narrativi come banali e coreografati. Il film sembra dare il suo meglio quando i pur bravi attori non parlano, ma lasciano intuire quel che succede o succederà. Ma questi momenti sono rari perchè per il resto c’è l’insopprimibile esigenza di filosofeggiare sulla vita.

E per ultima cosa, Sorrentino, ho capito che sei di Napoli, ma se non ci mettevi Maradona stavamo meglio tutti. Ma davvero. Ci stava quanto le palle del robot di transformers 2.

ps. ho capito cosa mi indispettisce della recitazione di caine in questo film. sembra michael caine che fa colin firth che fa michael caine.

i kamipazzi dell’imperatrice furiosa


furiosa

Mad max fury road è un bel film, vale la pena vederlo.

Non tanto per tom hardy, molto bravo ma secondo me penalizzato dal doppiaggio (magari mi sbaglio eh)

Non tanto per charlize theron, che si mangia tutto il film a mani basse

Neanche per il personaggio di nicholas hoult, per il suo arco durante il film, per la sua buona intensità.

Questo film vale la pena di essere visto per via di questo regista che è un vecchio.

Un vecchio che s’è inventato all’epoca il look post-nucleare. quello di kenshiro, e di milioni di robe a seguire.

Il vecchio George Miller ha guardato tutto questo e lo ha chiaramente giudicato non degno. Non si spiega altrimenti la volontà di prendere e fare un film che caga in testa a tutto ciò che è stato il post-atomico dopo di lui ridendo. sguaiatamente.

Tralasciando la fotografia che è di una bellezza abbacinante, anche e soprattutto nella scelta di essere spesso al limite del bicromatico, Miller ha il profondo merito di prendere l’abusato concetto di post-apocalittico e reinventarlo bello nuovo e cromato.

Ripensando alla caduta della civiltà del primo max, all’accampamento del secondo e all’abominio di villaggio del terzo, pare quasi di trovare una continuità nel momento in cui miller ci presenta una sorta di medioevo postapocalittico, dove c’è una rete di insediamenti che si danno man forte, governati da signorotti pluritumorati circondati di truppe di…..

ma così spoilero, e magari è meglio di no.

Vi basti sapere che Miller decide di cagare in testa anche a quei registi che ci mettono infinite mezz’ore di film a descrivere a forza di panoramiche e movimenti di camera il posto dove si starà magari 5 minuti.

In 10 minuti si ha un’immagine più o meno chiara di come funziona la società del luogo, di chi sopraffà chi, di cosa viene scambiato con cosa. in 10 minuti.

Dopodichè miller fa più o meno finta che gli interessi ancora ma in realtà pianta un inseguimento di un’ora e mezza (con alcuni momenti morti sapientemente dosati).

La cosa buffa è che dopo la prima ora me ne sembravano passate 2. ma ne volevo ancora.

Poi ci sono i freaks come se piovesse, le auto che volano, esplodono e si sfasciano, un amore sconfinato per il genere western e i suoi topoi, i kamipazzi, i warson che diventano figli di guerra e poi di nuovo warson, e l’incredibile capacità di George Miller di trovare nomi cazzuti che sembrano usciti da un fumetto scritto da un esaltato di 12 anni. non si può spiegare altrimenti Rictus Erectus, the bullet farmer, the people eater, the organic mechanic, cheedo the fragile, the doof warrior e toast the knowing (la figlia di lenny kravitz).

Ho detto che ogni auto è un frankenstein pimpato dall’inferno di meccanici albini pazzi?

Insomma, un film che bisogna vedere.

Only God forgives. but only the first time


onlygod

visto solo Dio perdona, del solito cineasta ermetico

Nicolas Winding Refn

con il solito attorone monoespressivo

Ryan Gosling

ora, una volta qui era tutto ineditato, ora invece sono tutti SPOILER.

capito? evitare se non lo si è ancora visto. o se lo si vuole vedere.

 

il film intanto viene venduto in maniera falsa. Siccome Drive ha avuto il suo bel successo ed è diventato un piccolo culto anche qui uno si aspetta la storia del solitario maledetto e silenzioso, distrutto dagli eventi e comunque capace di dominare il mondo e la violenza. A pensarci probabilmente è questo attingere a piene mani dall’immaginario western che ha fatto di drive un film così riuscito.

Solo Dio perdona invece è una storiaccia dove il riscatto sembra sempre dietro l’angolo e invece no, mai, ciao. il film racconta di una lineare discesa all’inferno innescata dal fratello maggiore di Gosling, personaggio odioso dal primo secondo che muore praticamente subito, lasciando dietro di sè l’incombenza di una vendetta che diventa tragedia greca molto presto.

La fotografia del film è splendida, e gioca tutta sul rosso e verde, cosa strana per me abituato ai filmacci americani dove è tutto giallo e blu.

la regia si ferma ipnotizzata in lunghe scene che comunicano benissimo l’inquietudine e l’attesa che qualcosa di terribile succeda, ma forse se uno è appena meno che coinvolto il trucco non funziona e il film diventa polpettone molto presto.

Gosling ripete per certi versi il personaggio di Drive. Ma mentre lì erano i comprimari a descriverlo, a farcelo percepire come buono, come spostato, come amorevole o preoccupato qui la stessa maschera non svela nulla del personaggio che la indossa. la maschera è una difesa dalle interazioni con gli altri personaggi che il protagonista incontra. c’è un rivolgimento all’interno di sè stesso che giustifica il modo in cui il finale ridimensiona il personaggio, che si rivela essere un povero coglione perso nel mondo delle sue fantasie.

buona kristine scott thomas in versione cougar e madre sciagurata che ti fa venire 3 edipi diversi solo con una frase.

insomma un film molto denso se si ha voglia di riempire i vuoti lasciati dal regista coi suoi tempi dilatati, come si fa coi libri quando si costruiscono i pensieri paralleli alla lettura, si immaginano le situazioni e le facce in modo visivo.

alla fine la dedica a jodorowski, e quindi lì cosa vuoi fare, dici scusa non avevo capito e ti ritorna in mente el topo, coi suoi topoi western sventrati e ripiegati su di loro.

 

iron man 3 opinione


La recensione di iron man 3.

che contiene SPOILEROTTI giganti a manovella, e quindi il consiglio è di non andare avanti, a meno che non abbiate già visto il film e vogliate confrontare le opinioni. Se invece non lo avete visto e non resistete alla tentazione, problemi vostri.

qui ci metto il disegnino per guadagnare spazio

iron man_

Terzo capitolo della saga cinematografica di Iron Man, la regia è affidata a Shane Black, con Jon Favreau che si limita a fare la spalla comica in un film dove tutti fanno la spalla comica, protagonista compreso.

Riassunto della trama

1 voce fuori campo. Tony Stark ci racconta del ’99, in Svizzera, quando andava a fighe e tirava i

bidoni ai giovani scienziati nerd coi brufoli.

2 Il nerd brufoloso riappare come figo biondo e propone accordi alla donna di Iron Man, che sta provando sketch comici in garage e non vuole essere disturbato. Happy (la guardia del corpo) nel cercare di capire cosa sta succedendo mentre Tony Stark vorrebbe trasformarsi in Letterman quasi ci rimette le penne. Il Mandarino, che in questo film è mandarino come Usain Bolt, si prende il merito dei Danni e Iron Man sfodera 30 secondi di epicità e gli chiede di andare a bombardarlo, se ha il coraggio.

3 Il mandarino manda tre elicotteri a riempire di missili la villa di Tony Stark. Tony Stark, che nei precedenti 2 film ha spaccato tutto lo spaccabile con la sua possente armatura rimedia una figura di palta gigantesca. La credibilità dello sceneggiatore se possibile un colpo ancora più duro.

4 Tony Stark fa l’investigatore nella comunità rurale americana. Bonding con bambino sfigato ma pieno di risorse e momento mamma ho perso l’aereo. Sequenza d’azione anni 80.

5 Tony Stark ha deciso che in questo film deve fare finta di non possedere un fantastilione di dollari e sembrare uno di quegli eroi degli anni 80 che solo contro tutti, con una pistoletta e una forcina per capelli scongiggeva terroristi a mazzi.

6 sezione di mezzo del film. I cattivi mettono in pericolo i buoni e i buoni sono in forte difficoltà. Sono in forte difficoltà soprattutto perchè fanno finta di non essere Iron Man, è giusto ricordarlo.

7 Tony stark si ricorda che è Iron Man e richiama 42 armature controllate dalla sua IA personale (Jarvis) per lo scontro finale col cattivo. Lo scontro sarebbe molto bello. Ad inficiarne la realizzazione un paio di particolari non proprio secondari, come il fatto che l’azione è così veloce che non la si vede e il protagonista decide di tentare la carriera di spalla comica. Ogni 20 secondi.

8 Tutti felici di aver vinto Tony Stark fa esplodere in volo le armature rimaste. Così, perchè è natale.

Considerazioni: film godibile, troppo formulaico in maniera smaccata e decisamente troppo anni 80.

Criminale l’utilizzo della storyline del fumetto di extremis solo per i cattivi.

Fuori luogo l’idea che bisognasse investire 10 minuti di film ad approfondire una storia d’amore che è recitata troppo sopra le righe e sembra attaccata lì col vinavil.

Spiazzante la trovata del mandarino come pupazzo per diffondere il terrore (anche se Nolan vorrebbe l’idea indietro, che Bane non ha gradito).

Frustrante introdurre la scienziata che inventa extremis solo per toglierla di mezzo dopo metà film, senza svilupparla.

Patetica la storyline col bambino. Spielberg. Anni 80. Navigator. Allora almeno lo potevi chiamare Rick Jones.

Molto carina la scena post credits con Banner. Credo che in questa seconda ondata di film Banner sarà protagonista fisso dei titoli di coda, non avendo un film suo in cantiere.

La commedia ha sfavato tanto quanto l’introspezione a tutti i costi col maggiordomo di Batman l’erezione. Andava bene per Avengers perchè mentre un personaggio faceva qualcosa di divertente staccavano su un altro e quello era epico. Staccare da commedia a commedia non aiuta il pathos.

Quindi film carino ma di cui non sento il bisogno. Ricordo di essere uscito dal primo Iron Man volendone ancora, dal secondo non entusiasta ma con buone aspettative. Dal terzo esco coll’idea che un quarto forse non serva.

 

 

 

The review of Iron Man 3.

that contains SPOILEROTFL with giant cranks, so the advice is not to go on, unless you’ve already seen the movie and want to compare opinions. If you have not seen it and do not resist the temptation, these are your problems.

 

Third installment of the Iron Man movie franchise, the direction is handed to Shane Black, starring Jon Favreau only doing some comic relief in a movie where everyone is doing the comic relief, including the lead actor.

Plot Summary

1 voiceover. Tony Stark tells us in ’99, in Switzerland, when he went out with beautiful women and pulled

pranks to young nerd scientists with pimples.

2 The pimply nerd reappears as a cool blond scientist/stud and proposes businness to the woman of Iron Man, who in the meantime is trying comedy sketches in the garage and doesn’t want to be disturbed. Happy (the bodyguard) in trying to understand what’s going on while Tony Stark tryto become Letterman almost gets himself killed. The Mandarin, which in this film is Mandarin as Usain Bolt, takes credit for the damage and Iron Man pulls out 30 seconds of epicness and asks him to go to bomb his house, if he has the balls.

3 The mandarin sends three helicopters to fill Tony Stark’s villa with missiles. Tony Stark, who in the previous 2 movies has split all the splittable with his powerful armor makes up a gigantic figure of muck. The credibility of the screenwriter if possible takes an even harder blow.

4 Tony Stark does the American investigator in the rural community. Bonding with baby loser but full of resources and some home alone time. Action sequence from the 80.

5 Tony Stark has decided that in this film he has to pretend not to have a zillion dollars and look like one of those heroes of the 80 that alone against all odds, with a single gun and a hairpin defeated terrorists by the dozen.

6 middle section of the film. The villains endanger the good and the good ones are in great difficulty. They are in great difficulty, especially because they pretend not to be Iron Man, it is right to remember.

7 Tony Stark remembers he is Iron Man and recalls its 42 armor controlled by the IA buckler (Jarvis) for the final showdown with the villain. The clash would be very nice. To challenge its realization there are a couple of details not just secondary, such as the fact that the action is so fast that you can not see anything and the lead actor decides to try his career as a comical sidekick. Every 20 seconds.

8 delighted to have won the day Tony Stark explodes in flight the armor remained from the aforementioned clash. So, for the lulz.

Considerations: enjoyable film, too formulaic in a blatant and far too 80s way.

Criminal use of the storyline extremis (from the comics) only for the bad guys.

Out of context, the idea that they had to invest 10 minutes of film to deepen a love story that is acted over the top and seems stuck there with bad glue.

Unsettling the gimmick of the Mandarin as a puppet to spread terror (even if Nolan would want back the idea and Bane did not like this “homage”).

Frustrating introducing the scientist who invents extremis only get rid of her after half the film, without developing nothing.

Pathetic storyline with the child. Spielberg. 80s. Navigator. Then at least They could have called him Rick Jones.

Very cute post-credits scene with Banner. I believe that in this second wave of films he will be featured always in the end credits, since he doesn’t have a movie of his own scheduled.

The comedy has tired me as much as introspection at all costs with butler dialogues in Batman Rises. It was fine for a while in Avengers because while a character was doing something funny  anotherone was doing something epic. Pass from comedy to comedy does not help pathos.

So, cute movie but I don’t feel the need. I remember watching the first Iron Man asking for more, the second not excited but with good expectations. From the third I walk out with the idea that perhaps i don’t need a fourth.

white tulip


Il tulipano bianco. il simbolo per eccellenza di Fringe. la scoperta che esiste una speranza. Che qualcosa può cambiare e possiamo arrenderci alla fede. Non fede religiosa, ma fede nelle nostre capacità, nelle nostre possibilità.

Mentre lo scrivo penso che sarebbe un nome fantastico per un partito politico nuovo. Poi mi ricordo che volevo parlare di Fringe, quindi niente.

Fringe è stata una serie televisiva che per me si può tranquillamente considerare un tulipano bianco. Intanto parla di fantascienza. Ci arriva dal procedurale per riuscire ad affondare le sue radici in un genere solido, per evitare di affondare presto. Per la prima stagione non si può che restare incantati ogni volta che John Noble trasforma l’ennesimo caso della settimana in qualcosa di grottesco, divertente o tormentato. L’attore è al comando di una squadra dove gli altri non spiccano, ma fanno il loro. Lo scienziato è alle prese con droghe psicotrope, tossine mortali, mostri geneticamente alterati e piccoli telepati dal futuro. Il ricordo che viene subito è a mouder e scully e i loro x files. Ma siamo nel nuovo secolo, lost è arrivato alla 3 stagione e ci vuole la continuity e un arco di storie più grandi, che leghi insieme lo sforzo dei creatori e quello dei telespettatori.

l’arco ci traghetta nella seconda stagione.

ce n’è stata poi una terza, e a questo punto i giochi sono chiusi, la storia raccontata.

A sorpresa ne esce uan quarta, da nessuno amata ma da molti sperata e voluta, ma vuota di quella tensione sapientemente costruita che ha portato dalla 1 alla 3

E poi, ridotta, economica la 5, 13 episodi di commiati, ricucitura trame in sospeso, e definitiva imposizione del tema padre/figlio, del tema sacrificio, della serie stessa.

Fringe è finito ieri, ma mi ha dato nuova speranza. si tratta di vedere coi nostri occhi se una nuova serie di fantascienza potrà portare tante belle storie, e farmi perdere tante ore di vita, finendo senza ferirmi, senza deludermi, contro ogni probabilità.

 

The white tulip. the symbol par excellence of Fringe. the discovery that there is hope. That something can change and we can give up to faith. Not religious faith, but faith in our abilities, our possibilities.

As I write I think that would be a great name for a new political party. Then I remember that I wanted to talk about Fringe, so no.

Fringe was a television series that for me it is safe to consider a white tulip. For a start, it talks about science fiction. Comes to us from procedural ground to be able to be rooted in a solid genre, to avoid sinking soon. For the first season, one can’t but be enchanted whenever John Noble transforms yet another case of the week into something grotesque, funny or tormented. The actor is in command of a team where others do not stand out, but they do their part. The scientist is struggling with psychotropic drugs, deadly toxins, genetically altered monsters and small telepath from the future. The memory runs immediately to mouder and scully’s x files. But we’re in the new century, lost came to the third season and we want continuity and a larger story arc, linking together the efforts of creators and viewers.

the arch ferries the series in the second season.

there was then a third, and at this point the game is closed, the story told.

As a surprise comes a fourth, loved by no one but by many hoped and desired, but devoided of the tension skillfully constructed that resulted from 1 to 3

And then, the little, economical 5, 13 episodes of farewells, mend wefts pending and final imposition of the father / son theme, the sacrifice theme, the series itself.

Fringe ended yesterday, but it gave me new hope. It all comes down to see with our own eyes if a new sci-fi series will bring a lot of great stories, and make me lose many hours of life, ending without hurting me, without failing me, against all odds.

white tulip cover

Skyfall cacchio


Cioè, parrebbe che l’ultimo film di James bond faccia parecchio skyfall, e invece.

Preludio narrandovi che per me JB è immancabilmente quel manzo di Sean conneri coi capelli, e l’atmosfera che giustamente lo accompagna è quella anni 50. 60 se proprio ci vogliamo allargare.

A me il damerinismo di certi Bond è sempre stato sul culo dal primo momento, che non si fosse capito Connery era MASCHIO, e non una fighetta gnè gnè come Moore e Dalton e Brosnan.

Il povero sfortunato incidente di Lazenby ancora devo vederlo. Chissà mai che un giorno….

però

Però sto Bond Reboot collo scafista albanese a me piace e convince fin da quando, riprendendo il romanzo di Fleming Casinò Royale la bond band mi ha confezionato un film secco, asciutto, moderno e veloce quanto basta, ma infarcito della pericolosissima bella vita che un film di Bond dovrebbe avere.

Poi certo è arrivato Quantum of Solace, troppo lungo e tirato, troppo attuale e vero nella scelta dei cattivi, e tutti a dire che Bond non sarebbe durato.

A questo punto vi devo parlare di Skyfall, o Cielcaduta, se fossimo in un film d’Harry Potter. quindi metto qui la scrittona

SPOILERONI GIGANTI IN CULO A CHI VA OLTRE

e comincio:

Skyfall è un film dalla regia buonissima e dalla fotografia sorprendente. Siccome il tema del film è l’ombra, e James Bond è stato per decenni rappresentato da una silohuette, metà del film riprende questa idea. E però è girato così bene che ci pensi solo alla fine che poteva essere una scelta voluta, e poteva finire male, e invece successone.

Gli attori sono buoni.

Craig resta fuori parte giusto nell’interludio iniziale in cui Bond ha dei dubbi sulla sua identità

Judi Dench bravissima ma tanto che ve lo dico affà

Javier Bardem ormai può farmi kurtz di Apocalypse now ogni giorno della settimana e se serve su un braccio solo.

Ralph Fiennes davvero dobbiamo parlarne o diamo per scontato che in 10 minuti fa tutto quello che deve fare e bene?

Il percorso ideale che segue questo Bond, partendo da Casinò Royale scarno di mitologia Bondiana è ricostruire in un tripudio di citazioni, lip service e omaggi la figura classica di Bond.

Detto ciò, e saputo che dovreste andare a vederlo a prescindere, la storia è più o meno questa:

Bond insegue un pericoloso sconosciuto a Istanbul, sui tetti del gran bazaar colle moto da cross e finisce sul tetto di un treno, tanto per non farsi mancare i topoi del genere spy. M lo fa sparare e JB viene dato per morto. Partono i titoli di testa e ci pare di capire che Bond o qualcuno nel film è un Baratheon, vista la copiosa messe di cervi che compaiono in controluce sulle note di Adele. O quello o lo fanno cornuto parecchio.

Insomma JB dato per morto e il cattivone di turno esplode il palazzo del MI6, sede di tutto il servizio segreto di sua maestà.

Allora JB che stava dando fondo alle riserve d’alcol di tutta la turchia da solo, e ha bevuto pure una birra, in mezzo a whiskey, brandy, rum e altro, sto disgraziato sente dell’attentato e torna in patria, lercio com’è, per salvare la regina, o qualcosa di simile.

Qui fallisce tutti i test per essere rimandato sul campo, ma tanto a noi che ci frega e lo mandano lo stesso, a shangai a pigliare il pericoloso sconosciuto dell’inizio film.

A Shangai Bond fa il primo morto del film e ciò lo conduce in un casinò a Macao, con tanto di ingresso in smoking in locale asiatico pulp anni 30 con femme fatale incorporata e draghi di comodo cattivissimi e affamati di carne umana. Da qui è un attimo a servirsi della Bond girl di turno per arrivare dal Villain del film, l’ossigenatissimo e plasticoso clone del joker di ledger, interpretato dall’ottimo Javier Bardem.

Sto personaggio è un hacker formidabile e lo si capisce dal fatto che in una stanza piena di rack server senza i server dentro, con 4 computerini fatti a mano in puro stile modder cyberpunk, lui pianta dei casini epocali

Qui purtroppo la ragazza sfortunatamente ci lascia, e il cattivo è preso e portato a Londra.

Salta fuori che proprio come in The Dark Knight di Nolan o nei Vendicatori di Whedon il cattivo voleva essere catturato, e qui ve lo dico, sta roba ha saltato lo squalo a bordo del cammello, il prossimo film me lo dovete catturare nella scena iniziale il cattivo, che sennò si è già capito che se lo catturi a metà film era tutto un piano elaborato al limite della sospensione dell’incredulità.

Quindi esplode della roba, poi spari, poi esplode roba di nuovo. Alla fine Bond porta M che è l’obiettivo vero del cattivo nel suo casale scozzese color depressione, con la vecchia aston martin di Connery, dell’epoca d’oro.

Chiaramente è una trappola di una stupidità abissale, ma alla fine Bond avrà ragione del cattivo, che per sugellare la sua spietatezza, e dimostrarci che è il male assoluto mitraglia l’aston martin d’epoca fino a farla esplodere. Dannato.

Quindi in definitiva: film veramente bello, non solo come bond movie, ma anche.

La menata che Bond beve birra adesso è pretestuosa e ridicola e tutti quelli che ci hanno versato fiumi di inchiostro dovrebbero adesso berlo. Bond è fondamentalmente un alcolista in questa sua versione. E beve qualsiasi cosa gli mettano davanti, anche con gli scorponi attaccati.

A tutti i bond fan che cercano una continuity tra questo film e quelli di connery e quelli di moore dico solo: immaginatevi che ogni Bond interpretato da un attore diverso sia in un universo parallelo. dormirete sonni più tranquilli.

Da ultimo, nel momenti in cui Craig non fosse più disponibile per fare Bond io proporrei quest’uomo qui 🙂

prometheus bene


Allora. Oggi recensione Prometea. Prima di tutto, film discreto, Buonissimi attori e Regia in forma. Storia con buchi che se avete voglia diventano imperdonabili, altrimenti ve la mettete via e sembra Shining. Cioè in Shining mica volevate linciare il regista perchè non vi spiegava tutto, no? Qui invece Internet si divide e metà lo considera un bel film (7,5 su Imdb, 73% rotten tomatoes), l’altra metà il clone malfatto di Alien.

A questo punto, per articolare la mia critica, devo introdurre SPOILERZ a manetta.

SPOILERZ.

e questa parte, sia chiaro, se non avete visto il film, non la dovete mica leggere. Se la leggete vi cascano gli occhi e vi esce un chestbuster dallo stomaco.

Ad ogni modo.

Il film è debitore a mio modo di vedere a quella miriade di film fantascientifici a budget risibile degli anni 50, 60 e forse pure 70. Quelli dove si cercava di mischiare lo spazio profondo coi vampiri, per dire, dove c’era sempre la spedizione che per cazzi sconosciuti o ridicoli si infilava nell’astronave/pianeta del terrore, e via di morti violente e urla nello spazio.

Dove non ti sentono.

Laddove Alien ha definitivamente svecchiato quel genere, rendendolo scuro e sporco e iperrealistico, e calcando sull’elemento horror (più economico e fattibile) Prometheus sembra un’omaggio a quel genere ormai morto e riprende quindi più gli elementi di azione e scoperta, lasciando all’orrore il ruolo di catalizzatore, piuttosto che di protagonista.

La trama è riassumibile come segue.

Antefatto 1: un omaccione traslucido viene lasciato su un pianeta (la terra?) e si sacrifica, decomponendosi a livello molecolare per spargere il proprio dna nell’ambiente e popolare il mondo alla maniera che ci ha insegnato Darwin.

Antefatto 2: nel 2089 due archeologi in amore scoprono alla maniera di roberto giacobbo che ci sono contatti tra tutte le civiltà antiche e gli omaccioni traslucidi. Ciò fortifica la loro teoria per cui questi ci hanno creato e ci chiedono, una volta progrediti, di andare a trovarli.

Prima parte: nel 2093 l’astronave prometheus con a bordo 17 uomini e un androide va a trovare questi presunti progenitori dove le mappe interstellari indicano il randez-vous. Arrivano sul pianeta, ommammachebbello e scoprono il tumulone sotterraneo. Prima ricognizione interrotta per tempesta supercazzola di silicio come fosse antani carico elettrostaticamente con l’anima de li mortacci tua. Tutti tornano tranne 2 macchiette inutili e destinate alla morte.

Seconda parte: le macchiette muoiono come previsto, l’androide si rigira tutti a bordo della nave, il capitano si rigira charlize theron e scopriamo che il gran bastardo Weyland, il multimiliardario che ha pagato tutto questo casino di esplorazione, è a bordo della nave, e vorrebbe sfruttare le conoscenze genetiche dei progenitori (gli ingegneri) per vivere in eterno. L’androide da il via ad una delle cose più convolute della storia del cinema, dove contamina l’archeologo maschio che si bomba l’archeologa femmina che quindi cova una sorta di primordiale facehugger. A sto punto l’androide come sempre nei film di Alien le dice “stai ferma così che ti congeliamo e ti riportiamo giù” ma l’archeologa (che sarebbe la protagonista) si autoopera ed estrae lo schifone appena in tempo. Poi via di punti in metallo (!) e stiamo tutti bene.

Terza parte: uno degli ingegneri è ancora vivo, in criosonno. Il multimiliardario, l’androide e gli amici vanno a svegliarlo per fargli l’interrogatorio, pessima idea perchè questo li asfalta tutti a manate e cerca di azionare la nave (sì, il tumulone nascondeva un’astronave) per andare a popolare la terra di armi biologiche (leggi aliens). Gli sarà impedito dal capitano di colore, cosa che poi porta alla morte di tutti tranne l’archeologa e l’androide, però smembrato, che partono per andare a chiedere a sti stronzi di ingegneri perchè ci hanno creato? È una coincidenza? Noi di voyager crediamo di no!

Su tutti brilla Michael Fassbender, che interpreta l’androide David, che ha un’idea molto disillusa di tutto il viaggio alla scoperta dei propri creatori, perchè lui I propri (gli uomini) li conosce già e lo deludono costantemente, trattandolo come un oggetto. Questo lo porta a stare vicino al proprio “padre” fino al momento della terribile verità che anche il suo creatore altri non è che un egoista, qualcuno che non lo considera.

In questa maniera David assapora il momento in cui il proprio creatore scopre questa verità, da lui sempre conosciuta, che ha velato di amarezza tutto il suo viaggio, forse tutta la sua vita.

Anche gli altri protagonisti hanno vicende legate a doppio filo alla figura paterna/Dio e questo film sembra un trattato sull’edipo irrisolto.

Per il film è usato lo stesso universo narrativo di Alien, e si espande sulla civiltà che ha creato gli xenomorfi, che si vede nella prima metà del primo film della serie.

È comprensibile visto che Alien e prometheus c’entano come nutella e gamberetti che Scott abbia continuato a smentire che questo era un prequel. Ad oltranza.

Aveva pure ragione visto che a fronte di mesi di questa litania si trova in giro gente che ci vede dei buchi con la storia originale, quando questa si svolge su un altro pianeta, in tempi diversi e con protagonisti e tematiche differenti.

In definitiva, se volete pensare e non vi spaventano le domande e I particolari irrisolti, un buon film.

La colpa è tutta di lindelof, che ha trascinato nell’abisso lost e si porta dietro un sacco di gente che ancora lo odia per questo.

Bonus: la scena finale collo xenomorfo blu vagamente paperino. 🙂

Il cavaliere oscuro : rises/si alza/gli si alza (il batwing)/si solleva/ritorna. trova l’intruso (CON SPOILERZ GIGANTESCHI)


Con la fantasia che contraddistingue chi cambia i titoli italiani dei films, il cavaliere oscuro che si alza sembra un pò p0rgno, come titolo, ma questo succede quando non hai proprietà linguistica e la fantasia di Adam West.

Il films è bello, con un sacco di punti deboli e io avrei voglia di recensirlo alla mia persoale maniera. Quindi

SPOILERZ

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ok?

via.

La trama condensata giusto per rovinarvi la visione se ncora non l’avete visto (ma dopo gli spoilerz sareste campioni di masochismo) è la seguente:

antefatto: nel secondo film della trilogia il procuratore distrettuale Harvey Dent è diventato Due Facce (no, non scill1p0ti) e ha occupato gi ultimi 20 minuti ingloriosamente cercando di ammazzare la famiglia del commissario Gordon. Siccome a Gotham serviva passarre il 41 bis con firmatario Dent per combattere le mafie, e se si sapeva che era uno psicopatico sapete come vanno queste cose, Batman si piglia la colpa della morte di Dent e scompare. In compenso Gotham diventa un posto sicurissimo, visto che in mezzo alla città hanno una prigione da 1000 detenuti tutti violenti e psicopatici. Sicurissimo.

inizio: Batman dicevamo che si è ritirato. Solo che un sacco di discorsi col senso di colpa lo tirano di qua e di là, “batman torna, batman va che muori, batman discorsi epici col maggiordomo” e alla fine Batman torna.

in mezzo: Batman affronta Bane e Bane gli rompe il culo. Fondamentalmente perchè Batman non ci crede (come Rocky in Rocky 3, contro Mister T) e quindi via di allenamento in Russia Turkmenistan Indostano colle vertebre riposizionate a cazzotti e flessioni dappertutto. Intanto Bane fa il classico esperimento sociologico con le masse di Gotham, necessario dopo il secondo film, che così si lancia un messaggio. Ma più in grande.

la fine:Batman torna per evitare che scoppi la bomba nucleare. La bomba nucleare scoppia, ma Batman salva la città. Il grande cattivo non era il bestione psicopatico ma la Bella psicopatica, a sorpresa, che poi era la figlia psicopatica del cattivo psicopatico del primo film. Batman fa finta di morire così se ne va a firenze a fare una vacanzona, lasciando un robin troppo vecchio di 15 anni a guardia della città.

morale: batman è una leggenda, costruita in 3 films. Le possibilità di andare avanti col nuovo Batman (robin cresciuto) garantiscono che la leggenda non muoia mai e il franchising possa continuare a lungo.

temi: il pippone morale del film, colla sociologia dentro è che le persone sono pecore, poi no, poi sì e alla fine fanno gli americani e si ribellano. Ma muoiono. Però una morte da uomini veri. (sì parlo del vice di Gordon)

È abbastanza forte, al limite del telefonato il discorso della crisi mondiale coi ricchi di Gotham che vengono giustiziati e i poveri che si mettono dalla parte di Bane, che sembra fare una critica feroce alle speculazioni (andiamo a fare scalping?) sia alla “rivoluzione” che Bane macchina per sfuttare il malcontento delle classi medie. Come dire guardate che la cura è peggiore del male. Per fortuna un miliardario ececntrico, paranoico e antisociale ma filantropo può risolvere tutto.

Insomma il film è un tantino reazionario, ma d’altro canto batman non è mai brillato per essere progressista. Tutt’al più difende i temi sociali per andare in culo ai parrucconi, ma questo è il suo alter ego Bruce Wayne, la maschera sapientemente costruita. Sotto c’è l’idea che niente risolva le situazioni come un buon cazzotto nei denti.

Bane è un buon personaggio, ma quando reciti solo cogli occhi è tanto difficile. Chiedere a Goblin nel primo Uomo Ragno delle sue esperienze Power Rangerz.

L’unico problema con Bane è che lui non è il cervello. Inserire Talhia as Ghul ha un senso, ma il personaggio viene approfondito troppo poco, si fa fatica a capirne l’utilità, così ad un certo punto, essendo un elemento estraneo alle storie che stanno andando avanti viene il sospetto che debba fare altro. Sospetto tutt’altro che infondato.

Belli gli altri personaggi, mi sono sembrati tratteggiati bene, ma troppo stilizzati, per una narrativa che poteva essere da serie tv (10 episodi) ed è finita per essere un film alla dune, con così tanti elementi da riempire 2 ore e 45 con una storia vecchio stile, molto costruita, densa e compatta, ma tutto sommato poco approfondita nei rapporti tra personaggi.

i pipponi tra Bruce Wayne/Batman e Alfred sono insopportabili. Scrittissimi, due buoni attori come Caine e Bale non riescono a farli sembrare veri.

Tante altre considerazioni si potrebbero fare, compresa quella che tempo fa sul blog di un amico, discutendo dell’apocalittico nei commenti di un post, un altro amico paventava il ritorno alla semplicità dato dal disastro (peraltro ossessione tutta americana).

Quindi dedico a lui il disegnino, perchè m’è venuto in mente come novello Bane. Il Boggio. 😉

With the fantasy that belongs to those who translate the Italian titles of movies, the dark knight rises seems a little p0rn, as the title, but this happens when you have no language property and the imagination of Adam West.

The film is beautiful, with a lot of weaknesses and I would want to review it to my persoanal way. Then

SPOILERZ

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ok?

on.

Following: the plot condensed just to ruin your vision if you have not seen it yet (but after the spoilerz’d samples of masochism) is as follows:

recap: in the second film of the trilogy District Attorney Harvey Dent became Two-Face (no, not scill1p0ti) and passed the last 20 minutes ingloriously trying to kill the family of Commissioner Gordon. As in Gotham needed to pass a law with Dent signatory to fight the mafia, and if you knew that he was a psychopath you know how these things go, Batman takes the blame for the death of Dent and disappears. On the other hand Gotham becomes a very safe place, because in the middle of the city there are 1000 prison convicts and violent psychopaths. Sure.

Starting: Batman said he retired. Just a lot of talk with guilt written all over it pull him here and there, “batman return, batman you’ll die, Batman epic speeches with the butler,” and finally Batman returns.

in the middle: Batman confronts Bane and Bane breaks his ass. Basically because Batman does not believe (as Rocky in Rocky 3, against Mister T) and then by training in Russia HindustaniTurkmenistan  with vertebrae relocated with fists and pull ups everywhere. Meanwhile, Bane does the classic sociological experiment with the masses of Gotham, necessary after the second film, so that it sends a message. But bigger.

the end: Batman returns to prevent the blowing up of a nuclear bomb. The nuclear bomb explodes, but Batman saves the city. The big bad was not the beast but the psychopath psychopathic Beautiful, surprisingly, that was the daughter of the psycho psychopath villain of the first film. Batman pretends to die so he goes to Florence to make a big holiday, leaving a 15 years to old Robin to guard the city.

moral: Batman is a legend, built in three films. The ability to move forward with the new Batman (grown up Robin) ensure that the legend never dies and the franchise could go on and on.

themes: the moral rant of the film, sociology glued in is that people are sheep, then no, then yes, and finally they do what Americans do, and they rebel. But die. But a real men death. (Yes I’m talking about Gordon’s deputy)

The speech on the global crisis is strong enough with the rich of Gotham executed and the poor who put themselves on the Bane’s side, which seems to be a fierce critic on speculation (do we go for scalping?) as far as the “revolution” Bane taylored to gain from the discontent of the middle classes. As to say the cure is worse than the disease. Fortunately, an eccentric, paranoid and antisocial, but philantrophist billionaire can solve everything.

In short, the film is a bit reactionary, but on the other hand, Batman has never shone for being progressive. At most he defends social issues to shove it to big wigs, but this is his alter ego Bruce Wayne, the mask skillfully constructed. Below is the idea that nothing solves situations like a good punch in the teeth.

Bane is a good character, but when you recite only with the eyes it is so difficult. Ask Goblin in the first Spider-Man Power Rangerz of his experiences.

The only problem with Bane is that he is not the brain. Presenting Talhia as Ghul makes sense, but the character has little depth, it is hard to understand the utility of her during the movie, so at some point, being a foreign element to the stories that are going on, the suspicion is that it should do more. Far from unfounded suspicion.

The other characters are beautiful, they seem dashed, but too stylized for a narrative that could be from TV series (10 episodes) and ended up being like the movie Dune, with so many elements to fill 2 hours and 45 with a history old style, well built, dense and compact, but overall with little depth in the relationships between characters.

The rants between Bruce Wayne / Batman and Alfred are unbearable. Very theatrical, two good actors like Bale and Caine can not make them look real.

I might do many other considerations, including what we discussed some time ago on the blog of a friend, in the comments of a post apocalyptic post, another friend of mine talked of a return to simplicity since the disaster (which is an all-American obsession).

So I dedicate to him the draw, because came over me as the new Bane. The Boggio. 😉

Questa è tutta la storia. Dovrebbe esserci qualcosa che governa queste cose e nessuna rondine è dimenticata da Dio


Oggi mi imbatto nell’articolo sui 47 finali di Addio alle Armi, un libro che ancora oggi a pensarci non riesco a rimanere asciutto sotto le sopracciglia. Un libro che sembra un elenco e alla fine ti vince con la forza di una prosa asciutta e impersonale. Alla fine sai di aver letto una Storia. Quindi per voi la frase che mi è piaciuta di più