la sirena deve essere…


il primo è per catturare l’idea che volevo per la sirena, gli altri sono per chi sa cosa farne

Sorgente: la sirena deve essere…

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della giovinezza che manca, se c’è non si capisce, ma alla fine signora mia si stava meglio quando si stava peggio.


Ieri sera mi sono lasciato convincere ad andare a vedere Youth di Sorrentino. Avevo il terribile sospetto, fin dal poster con culo in primo piano che il film si piazzasse nella categoria pallalcazzo. Quindi ve lo dico che partivo con almeno un po’ di prevenzione. Tutto sommato poca, e comunque il film ha una sua identità e molti elementi positivi. Ma a me non è piaciuto.

Sarete tutti lì che pendete dalla mia tastiera per sapere cosa e come e perchè, quindi io ve lo dico che spoilero, poi sono problemi vostri.

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youth

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youth è un film estremamente estetizzante. con ciò intendo che Sorrentino ha fatto una scelta consapevole di mettere dei momenti all’interno del film in cui indugia su cose completamente scollegate non solo con la narrativa principale del film, ma anche con l’atmosfera generale. ci sta per qualche secondo, poi cambia su un’altra cosa scollegata. Dopo un minuto buono si ricorda che ha un film da finire, però a me ha dato fastidio.

Le prove d’attore mi hanno convinto tutte, tranne purtroppo quella di sir Michael Caine. Questo signor attore interpreta il vecchio, cioè uno che si veste al mattino e fa il vecchio. tra l’altro essendo vecchio di suo non fa proprio fatica. Oltretutto gli hanno detto fai il vecchio privo di emozioni. Immaginatevi lo sforzo recitativo di Michael Caine. Ha solo una scena dove si incazza, ripresa per metà di spalle, dove l’emotività la da Rachel Weisz che piange. Capisco il discorso di fare di Caine il tramite per lo spettatore, una sorta di alter ego, tra l’altro giocando sul fatto che di solito un personaggio del genere lo si fa fare ad un bambino. Scelta intelligente. Ma recitazione zero.

Ora gli altri attori ci provano e la maggior parte delle volte ci riescono, a dare vita ad alcuni dei dialoghi più forzati scritti negli ultimi anni. Nella prima mezzora si va ben oltre il teatrale, s’è nel campo della recitazione sperimentale. Se il film fosse tutto così uno pensa pallalcazzo tutto il film, ma almeno è coerente. Poi però mi metti delle scenette comico grottesche e degli scambi più umani e appare abbastanza chiaro che la cosa non era fatta apposta. E quindi anche qui si va nel campo delle cose non tanto salvabili.

C’è poi il problema dell'”omaggio” a grand budapest hotel di Wes Anderson. Nel senso che se fai un film ambientato in una sorta di casa di riposo-spa sui monti, ed abusi di prospettive centrali e movimenti lineari, il dubbio che tu stia cercando di fare la tua versione un po’ ti viene a te spettatore. La fotografia molto buona e sicuramente non pastellosa aiuta però a distinguere e a rimarcare una sorta di onirismo in questo film di Sorrentino rispetto alla favola di Anderson. In ciò però Sorrentino si perde nei raccordi tra i movimenti, e sembra quasi non curarsene se non in quelle sequenze estetizzanti che dicevo prima.

In realtà in termini di temi e atmosfera generale mi ha ricordato di più questo film qua, dove si parlava dei sanatori americani di inizio secolo scorso.

Capito il tipo di esperimento, ovvero la riproposizione della piccola comunità chiusa dove le cose succedono anche e soprattutto per la sua chiusura, un problema di Youth mi è sembrato essere che non succede un cazzo. La gente si parla addosso tantissimo, con dialoghi che sembrano in realtà monologhi tra sordi (e che quando non lo sembrano però danno belle soddisfazioni). ad un certo punto il nonno Michael Caine (compositore in pensione) sente uno sgraziato violino tra le camere dell’albergo. Perchè trascinare questa sottotrama per un quarto d’ora? boh. Miss universo arriva all’albergo-casa di cura-spa e lancia una frecciatina e fa vedere il culo. Jane fonda arriva e pianta 5 minuti di recitazione asciutta truccata come la tipa di brazil. Una bimba lascia un duraturo memento sulla sua utilità all’attore bravissimo ma insoddisfatto. Tutti piccoli momenti belli, inseriti in un canovaccio di niente che non li contestualizza. Non c’è una ricerca di qualcosa, ma solo il vagare smarrito alla ricerca di significati che forse arrivano e forse no, e questo toglie spinta al film, e mostra gli artifici narrativi come banali e coreografati. Il film sembra dare il suo meglio quando i pur bravi attori non parlano, ma lasciano intuire quel che succede o succederà. Ma questi momenti sono rari perchè per il resto c’è l’insopprimibile esigenza di filosofeggiare sulla vita.

E per ultima cosa, Sorrentino, ho capito che sei di Napoli, ma se non ci mettevi Maradona stavamo meglio tutti. Ma davvero. Ci stava quanto le palle del robot di transformers 2.

ps. ho capito cosa mi indispettisce della recitazione di caine in questo film. sembra michael caine che fa colin firth che fa michael caine.

i kamipazzi dell’imperatrice furiosa


furiosa

Mad max fury road è un bel film, vale la pena vederlo.

Non tanto per tom hardy, molto bravo ma secondo me penalizzato dal doppiaggio (magari mi sbaglio eh)

Non tanto per charlize theron, che si mangia tutto il film a mani basse

Neanche per il personaggio di nicholas hoult, per il suo arco durante il film, per la sua buona intensità.

Questo film vale la pena di essere visto per via di questo regista che è un vecchio.

Un vecchio che s’è inventato all’epoca il look post-nucleare. quello di kenshiro, e di milioni di robe a seguire.

Il vecchio George Miller ha guardato tutto questo e lo ha chiaramente giudicato non degno. Non si spiega altrimenti la volontà di prendere e fare un film che caga in testa a tutto ciò che è stato il post-atomico dopo di lui ridendo. sguaiatamente.

Tralasciando la fotografia che è di una bellezza abbacinante, anche e soprattutto nella scelta di essere spesso al limite del bicromatico, Miller ha il profondo merito di prendere l’abusato concetto di post-apocalittico e reinventarlo bello nuovo e cromato.

Ripensando alla caduta della civiltà del primo max, all’accampamento del secondo e all’abominio di villaggio del terzo, pare quasi di trovare una continuità nel momento in cui miller ci presenta una sorta di medioevo postapocalittico, dove c’è una rete di insediamenti che si danno man forte, governati da signorotti pluritumorati circondati di truppe di…..

ma così spoilero, e magari è meglio di no.

Vi basti sapere che Miller decide di cagare in testa anche a quei registi che ci mettono infinite mezz’ore di film a descrivere a forza di panoramiche e movimenti di camera il posto dove si starà magari 5 minuti.

In 10 minuti si ha un’immagine più o meno chiara di come funziona la società del luogo, di chi sopraffà chi, di cosa viene scambiato con cosa. in 10 minuti.

Dopodichè miller fa più o meno finta che gli interessi ancora ma in realtà pianta un inseguimento di un’ora e mezza (con alcuni momenti morti sapientemente dosati).

La cosa buffa è che dopo la prima ora me ne sembravano passate 2. ma ne volevo ancora.

Poi ci sono i freaks come se piovesse, le auto che volano, esplodono e si sfasciano, un amore sconfinato per il genere western e i suoi topoi, i kamipazzi, i warson che diventano figli di guerra e poi di nuovo warson, e l’incredibile capacità di George Miller di trovare nomi cazzuti che sembrano usciti da un fumetto scritto da un esaltato di 12 anni. non si può spiegare altrimenti Rictus Erectus, the bullet farmer, the people eater, the organic mechanic, cheedo the fragile, the doof warrior e toast the knowing (la figlia di lenny kravitz).

Ho detto che ogni auto è un frankenstein pimpato dall’inferno di meccanici albini pazzi?

Insomma, un film che bisogna vedere.

Blood:Doom


che io da piccolo, nei tardi anni 80 avevo queste fantasie di grandezza che riversavo su fogli rigorosamente a4 fabriano. della serie che prima o poi lo disegno questo tipo. devo solo decidere se fantasy o dystopia futuristica. ringraziate gli anni 80 per lo sfondo 🙂

blood